Un episodio di una violenza tanto brutale quanto meschina ha macchiato ieri la città di Roseto. Uno studente sedicenne è stato aggredito con pugni e caldi davanti al suo istituto scolastico, in quello che non può essere definito semplicemente uno "scontro tra minori", ma un vigliacco atto di bullismo e razzismo.
La gravità dell'accaduto è moltiplicata dal fatto che l'intero pestaggio sia stato ripreso con un telefonino, come se questa violenza codarda fosse uno spettacolo da immortalare, e non l'umiliazione e il dolore inflitti a un giovane la cui unica "colpa" sembra essere quella di avere un colore della pelle diverso.
Questi atti non nascono dal nulla. Sono il frutto velenoso di un odio strisciante, di pregiudizi beceri e di un clima che troppo spesso minimizza o giustifica l'intolleranza. Chi alza le mani per un tale motivo non mostra forza, ma mostra solo la propria piccolezza umana e intellettuale, il proprio terrore verso ciò che è diverso.
Mentre i carabinieri indagano e i responsabili dovranno rispondere delle loro azioni, è necessario che l'intera comunità, scuola, istituzioni, cittadini, alzi la voce in coro per dire che noi non siamo questo. Che non c'è spazio per il razzismo, né per la violenza che ne consegue.
La solidarietà non può limitarsi a un post sui social. Deve trasformarsi in un impegno quotidiano, a partire dai banchi di scuola, per educare al rispetto e schiacciare l'odio sul nascere. Alla vittima va tutta la nostra vicinanza: la sua dignità vale infinitamente di più della miseria di chi l'ha colpito.