11/09/2026
La leggenda del Lupo Mannaro (lu lip)

La leggenda del Lupo Mannaro (lu lip)

A cura di admin ·

Radici e simbolismo

Nel folklore abruzzese, il lupo rappresentava un simbolo ambivalente: da una parte "nemico da estirpare", dall’altra un'entità simbolica del terrore e dell'ignoto. Con la cristianizzazione il lupo divenne sempre più associato al "male assoluto", e da lì nacquero le storie di uomini trasformati in lupi mannari.


Chi nasce di notte, diventa mannaro

Tra le tradizioni più diffuse si racconta che chi nasceva durante la notte di Natale, se maschio, era destinato a diventare lupo mannaro:

  • la famiglia, per prevenire la maledizione, doveva segnare con una croce la pianta dei piedi del neonato con un ferro rovente per tre notti consecutive.


Il rito del risveglio

Il lupo mannaro poteva ritornare umano immergendosi nell’acqua. Era per questo che, nel passato, si mantenevano secchi o bottiglie d’acqua accanto alla porta di casa: un rituale legato alla speranza che la creatura, tornata da una trasformazione, si possa rinfrescare e riconoscere.


Il limite dei tre scalini

Un modo per difendersi era salire più di tre scalini: la credenza racconta che il lupo mannaro non riuscisse a salire oltre il terzo gradino di una scala, offrendo così un rifugio sicuro.


Il riscatto attraverso la ferita

Un modo per spezzare l'incantesimo veniva tramandato nei rituali popolari: pungere il lupo mannaro e fargli perdere sangue sulla fronte avrebbe liberato l’uomo dalla maledizione.


Fonti locali e testimonianze

  • Domenico Priore descrive il lupo mannaro come un uomo che si crede lupo, curabile con un’immersione d’acqua.

  • Gennaro Finnamore parla del rito natalizio con la croce rovente sul neonato e del limite dei tre scalini.

  • Le ricerche di Giovanni Pansa, nel suo Miti, leggende e superstizioni d’Abruzzo (1924–29), documentano similarità in questi racconti folkorici abruzzesi.


I lupi mannari di Basciano

Nelle lunghe sere d’inverno, quando il vento gelido fischiava tra i vicoli e le stalle scricchiolavano nel buio, i nostri nonni raccontavano una storia che metteva i brividi addosso anche ai più coraggiosi. Dicevano che, un tempo non troppo lontano, almeno due lupi mannari si aggiravano nel paese, ma uno in particolare era conosciuto da tutti.

Ascolta il lamento del lupo mannaro:

Compariva solo con la Luna piena.

Allo spuntare del disco argentato, la sua pelle si contorceva, le ossa si spezzavano con schiocchi secchi, e il suo corpo si trasformava in una creatura bestiale. Non aveva più nulla di umano. Era un lupo (lu lip) alto come un uomo, coperto di peli ispidi, con occhi infuocati e fauci spalancate che emettevano strani mugolii, simili a lamenti di anime dannate.
Il suo richiamo si sentiva a distanza, nei campi e nelle case, come un’eco sovrannaturale che faceva tacere persino i cani.

Si dice che si dirigesse sempre verso i vecchi bagni pubblici, dove restava per ore a lavarsi ossessivamente con l’acqua ghiacciata, come in un rito misterioso. Nessuno osava avvicinarsi.

Oggi, alcuni pensano che potesse trattarsi di un uomo affetto da licantropia, o forse da qualche terribile malattia della mente. Ma per la gente del tempo era un lupo mannaro vero, e questo bastava per tener lontani grandi e piccini dopo il tramonto.

Questi racconti dimostrano quanto il timore e il rispetto per il lupo fossero profondamente radicati nel cuore dei bascianesi, tanto da generare riti di protezione e leggende sussurrate di generazione in generazione.