27/10/2026

Cronaca

DA BASCIANO ALL'ARGENTINA: LORETA RUSSI, LA DONNA CHE HA ATTRAVERSATO IL MONDO SENZA MAI PERDERE LE RADICI

Pubblicato il 4 min di lettura Di admin 104 visite
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DA BASCIANO ALL'ARGENTINA: LORETA RUSSI, LA DONNA CHE HA ATTRAVERSATO IL MONDO SENZA MAI PERDERE LE RADICI

BASCIANO – "Libera come il vento". Così si definisce Loreta Russi, 79 anni, originaria di Basciano (Teramo), donna dal carattere forte e dallo sguardo gentile, protagonista di un viaggio esistenziale che ha attraversato l’oceano, la storia e i sentimenti. La sua è la storia di una vita fatta di partenze e ritorni, di memorie che sanno di ciliegie nascoste in vasi di porcellana e di tramonti argentini che custodiscono sogni e speranze.

L'infanzia abruzzese: l'amore delle origini

Nata nel 1946, in un dopoguerra che segnava fame ma anche voglia di riscatto, Loreta conserva ricordi vividi della sua infanzia. A Villa Tomolati, tra le colline di Basciano, viveva in una grande casa di famiglia con i nonni e gli zii. "La zia Giuseppina era per me una seconda madre: mi portava al mare, cuciva vestiti meravigliosi, nascondeva le ciliegie per farmi una sorpresa". Era un mondo semplice ma pieno d’amore.

La partenza: un baule pieno di sogni

Aveva solo quattro anni quando la sua famiglia decise di cercare fortuna in Argentina. "Ricordo le lacrime di mia nonna, il silenzio di mio nonno. Zia Giuseppina mi aveva preparato una valigia di vestiti ricamati, e mio padre mi fece due paia di scarpe: uno rosso e uno nero lucido". Partirono nel novembre del 1951. Quel viaggio in nave da Genova a Buenos Aires, con scali alle Canarie e in Brasile, durò 18 giorni e fu l’inizio di una nuova vita.

Tra due mondi: essere "gringa" in Argentina

L’arrivo in Argentina fu un tuffo in un altro universo. A Cordoba, città in crescita e promesse, Loreta crebbe tra scuole di campagna, latte caldo e pane allo strutto, mentre il padre lavorava in fabbrica e poi alla Fiat. "Abitavamo in uno chalet meraviglioso, sembrava un castello". La scuola era dura, le maestre severe. Ma fu anche un luogo di amicizie, scoperte, solidarietà. Quando una compagna si ammalò, tutta la classe si mobilitò per aiutare la sua famiglia a mungere le mucche.

Educazione e amore: le suore e William Morris

Dopo un passaggio in una rigida scuola religiosa, Loreta chiese di cambiare. Trovò un ambiente più libero, ispirato a William Morris. Scriveva, creava, e quando una sua opera teatrale fu messa in scena, conobbe Oscar Oviedo, giornalista del "Diario de Cordoba". Si innamorarono. Si sposarono nel 1968 e nel 1970 nacque la loro prima figlia.

Giornalismo e rivoluzione: la minaccia dei Montoneros

Gli anni '70 in Argentina furono segnati da tensioni e violenze. Oscar fu rapito una sera mentre conduceva il telegiornale. La famiglia fu minacciata. Loreta visse momenti di terrore, resistendo con forza. Alla fine, decisero di fuggire: Rio Negro, poi Cordoba, poi ancora fughe e speranze. Scrivere era diventato per Loreta un modo per sopravvivere.

L'Europa e una nuova vita: dall'Erasmus alla torrefazione

Nel 1978, una borsa di studio portò Oscar in Spagna. Viaggiarono, vissero, osservarono il mondo. Poi, negli anni '80, l’Italia. A Montesilvano fondarono "Sabrin Caffè". Loreta imparò un nuovo mestiere. I figli si ambientarono. Ma i risparmi finirono. Venne il tempo di reinventarsi ancora: nacque "Mezzo Mondo", agenzia turistica.

Il ritorno alle origini: famiglia e poesia

In Italia, Loreta si prese cura di sua madre e della zia Giuseppina, rifiutando l’idea di una casa di riposo. L’amore familiare è sempre stato il suo faro. Dopo la morte del marito nel 2012, ha continuato a leggere, scrivere poesie e coltivare la memoria. "Scrivo per i miei otto nipoti. Ogni giorno è un dono, ogni nascita un nuovo inizio".

Il tempo e la tecnologia: una visione umana

"Mio marito avrebbe amato WhatsApp" racconta sorridendo. È grata per i progressi tecnologici, ma invita tutti a disconnettersi almeno per un’ora al giorno. "Camminate, respirate, ascoltate il mondo. Solo così restiamo umani".

Un consiglio, una lezione, una poesia vivente

Loreta Russi è molto più di una testimone dell'emigrazione. È il simbolo di un Abruzzo che parte ma non dimentica, di un cuore che ha battuto sotto cieli diversi senza mai perdere il ritmo delle sue radici. Una donna che, davvero, è rimasta libera. Libera come il vento.

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