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In un momento di straordinaria emergenza e sofferenza nella Striscia di Gaza, arriva un gesto concreto di solidarietà dall’Abruzzo. Il Consiglio regionale ha approvato, nella notte tra il 5 e il 6 agosto, un emendamento che stanzia 500 mila euro a favore della popolazione civile palestinese, colpita duramente dal conflitto in corso.
Un segnale forte, non solo dal punto di vista economico, ma anche umano e politico. La somma verrà destinata ad interventi mirati per l’assistenza sanitaria e sociale, con particolare attenzione ai bambini — le vittime più fragili e innocenti di una guerra che, da mesi, sta seminando morte, fame e distruzione. I fondi saranno gestiti in coordinamento con il Ministero degli Esteri e affidati ad organizzazioni internazionali accreditate, per garantirne l’uso trasparente e l’effettiva destinazione agli aiuti umanitari.
L’iniziativa è partita dal consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci (PD), che ha voluto rompere il silenzio istituzionale sulla tragedia in atto esponendo simbolicamente in aula una bandiera palestinese insanguinata, gesto che ha acceso il dibattito ma ha anche richiamato la responsabilità delle istituzioni a prendere posizione. In un primo momento l’emendamento era stato respinto, ma durante la lunga seduta notturna sull’assestamento di bilancio è stato infine approvato, grazie al sostegno congiunto delle opposizioni — PD, Movimento 5 Stelle, Abruzzo Insieme, Alleanza Verdi e Sinistra, Azione e Riformisti.
«È una scelta di civiltà», ha commentato Pietrucci. «Davanti alla morte di oltre 30.000 civili, gran parte dei quali donne e bambini, non si può rimanere in silenzio. Non è questione di bandiere, ma di umanità».
Il provvedimento rappresenta uno dei pochi atti concreti da parte di un ente locale italiano in favore della popolazione di Gaza, in un contesto internazionale in cui, troppo spesso, il dolore dei civili viene oscurato da calcoli geopolitici. Il messaggio che parte dall’Abruzzo è chiaro: la sofferenza dei più deboli ci riguarda, ci chiama in causa, e impone una risposta immediata e solidale.
Oltre al valore simbolico, questo intervento può segnare un precedente: che la politica, anche a livello regionale, può e deve farsi carico delle grandi crisi del nostro tempo. Perché il dolore dei bambini di Gaza, oggi, non è lontano: è qui, tra le nostre coscienze.

Dati recenti sulla crisi umanitaria a Gaza
Vite spezzate e numeri drammatici (fino a inizio agosto 2025):
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Secondo l’Autorità sanitaria di Gaza e l’ONU, i decessi da inizio conflitto (7 ottobre 2023 – luglio/agosto 2025) superano i 59 000 – 61 000: stime indipendenti indicano cifre che potrebbero superare i 70 000.
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Tra le vittime, più della metà sono donne e bambini: oltre 14 000 bambini uccisi, mentre circa 17 000 bambini risultano non accompagnati o separati dalla famiglia.
Morti rischiose per gli aiuti:
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Dal maggio 2025, più di 1 000 persone sono morte mentre cercavano aiuti presso siti di distribuzione: circa 40 solo il 4 agosto; si aggiungono decine di casi da denutrizione (almeno 180 in totale da inizio guerra).
Fame e malnutrizione:
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La Totalità della popolazione di Gaza (oltre 2 milioni di persone) vivrebbe in condizioni gravi di insicurezza alimentare (IPC 3 o superiore), con circa 500 000 persone in condizioni di carestia (IPC 5).
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Solo a maggio, oltre 5 000 bambini sotto i 5 anni sono stati diagnosticati con malnutrizione; circa il 20% delle mamme e dei bambini soffrono di malnutrizione acuta.
Effetto sul sistema sanitario:
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Solo 17 degli 36 ospedali restano operativi (quasi tutti parzialmente) ed è crescente la carenza di carburante, medicinali, elettricità e dispositivi medici.
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Dal gennaio 2025, si sono registrati 668 attacchi a strutture sanitarie, con 886 vittime, oltre 150 ambulanze o trasporti sanitari danneggiati.
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Sono stati uccisi 759 operatori sanitari, altri 984 sono rimasti feriti.
Crisi idrica e sanità pubblica:
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Solo il 40% delle strutture idriche sono funzionanti; il 93% delle famiglie vive in condizioni di insicurezza idrica.
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Senza acqua potabile né servizi igienici adeguati, aumenta il rischio di epidemie: già segnalati 2006 casi di diarrea sanguinolenta a giugno 2024.
Sfollamento e distruzione:
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Oltre il 90% degli abitanti (1,9 milioni) risultano sfollati, spesso più volte; il 55% degli edifici è distrutto o gravemente danneggiato.
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Secondo la ricostruzione ONU, la rimozione delle macerie potrebbe richiedere decenni, con costi tra 500 e 600 milioni di dollari.
Questi dati illustrano lo stato di una crisi senza precedenti — dove la fame, la distruzione delle infrastrutture e gli attacchi agli aiuti compongono un quadro drammatico.

Dati da OCHA e UNICEF (fino a luglio‑agosto 2025)
| Categoria | Valore |
|---|---|
| Morti complessivi | Oltre 60 000 civili tra ottobre 2023 e agosto 2025, di cui >18 000 bambini. |
| Morti per fame | In luglio almeno 63 morti; totali 74 nel 2025. Circa 111 morte per fame fino a fine luglio. |
| Vittime durante richieste aiuto | Oltre 1 500 contagioni da maggio; oltre 1 000 morti cercando aiuti. |
| Furti ai convogli UN (mezzi)** | 90 % dei camion (2 604 totali) saccheggiati; solo il 12 % delle consegne arrivate integri. |
| Acqua disponibile per persona | Solo 3–5 litri/giorno, ben al di sotto della soglia minima di sopravvivenza. |
| Infrastrutture sanitarie | Solo 9 ospedali su 35 operativi; attacchi a ospedali e ambulanze continuano. |
| Uomini di sanità colpiti | Almeno 759 operatori uccisi, 984 feriti. |
| Casi di malnutrizione infantile | Circa 66 000 bambini pediatricamente malnutriti acutamente (maggio). |
| Donne incinte a rischio | 11 000 gravide con rischio estremo, 17 000 richiedono cure intense per malnutrizione. |
| Disagio alimentare | Oltre 1,5 milioni serviti con acqua potabile molto ridotta; cibo insufficiente. |
OCHA /ONU – Sintesi e implicazioni
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L’Humanitarian Situation Update #280 (aprile 2025) evidenzia la grave situazione: oltre la metà delle strutture idriche non operative, accesso ridottissimo all’acqua potabile, interruzione dell’assistenza sanitaria a causa di bombardamenti su ospedali e infrastrutture sanitarie.
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Tra febbraio e marzo 2025, oltre 78.000 tonnellate di cibo sono entrate a Gaza e oltre 2 milioni di persone ne hanno beneficiato, con distribuzione di 860.000 pasti caldi al giorno — comunque non sufficienti e frutto di logistica fragile.
Impatto psicologico: cronaca dalla UNICEF
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Secondo un rapporto di UNICEF di maggio 2025, la quasi totalità dei bambini (circa 1,2 milioni) necessita di supporto psicologico. Molti soffrono di disturbo da stress cronico post-traumatico (CTSD), incubi notturni, perdita del linguaggio e pensieri suicidari. Le risorse mediche locali lavorano in condizioni al limite dell’operatività.
Contesto critico: l’effetto della restrizione dei rifornimenti
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L’assedio iniziato a marzo 2025 ha portato a un'impennata dei prezzi (alimentari +1 400%), con case di pane chiuse entro fine aprile. Almeno 58 persone morte per fame durante il blocco totale, 66 000 bambini affetti da grave malnutrizione nel maggio 2025.
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Inoltre, i prezzi dei beni essenziali sono aumentati fino al 300 %: il gas da cucina ha visto un rialzo del 2.600 %, il diesel del 1.300 %. Gli abitanti non hanno più mezzi per sostenersi.

