Questa volta parliamo di qualcosa che appartiene al confine tra il magico e il reale: un elemento simbolico, quasi esoterico, ma profondamente radicato nelle tradizioni popolari della nostra terra.
In Abruzzo, la “‘mmidia” si nomina sottovoce. È una parola che incute rispetto, perché racchiude in sé lingua, credenze e riti antichi. Ma qual è la sua vera origine?
Tutto parte dal latino invidēre, composto da in- (“contro”) e vidēre (“vedere”).
Il significato letterale è “guardare contro”, “vedere con cattivo occhio”.
Già nel mondo romano questo verbo non indicava soltanto la gelosia o il desiderio malevolo, ma lo sguardo capace di ferire, di trasmettere un’influenza negativa.
Andando ancora più indietro, la radice indoeuropea weid- significava “vedere” o “sapere”.
È la stessa che ritroviamo in parole come video, evidente, idea.
Dal sapere allo sguardo, e dallo sguardo alla paura che esso incarna: in questa evoluzione linguistica si riflette un intero cammino culturale.
Col tempo, invidēre è diventato invidia, e da lì — nel parlato abruzzese — si è trasformato in “‘mmidia”.
La i iniziale è caduta, il gruppo -nv- si è rinforzato in -mm-, e la v è scomparsa.
Così è nata “la ‘mmidia”, con quella doppia m che suona profonda, come un rintocco di tamburo nelle feste di paese.
Anche l’articolo la ha un suo peso: come la fame o la paura, anche la ‘mmidia è percepita come una presenza reale, tangibile, quasi viva.
Oggi la parola indica non solo l’invidia, ma anche il malocchio: quel male che si trasmette con lo sguardo, e che può portare stanchezza, nervosismo, malessere.
Non è solo un sentimento, ma un’influenza.
E quando si manifesta, c’è un solo modo per liberarsene: “fare la prova” e levà la ‘mmidia.

Il rito tradizionale
Si prepara un piatto con acqua, si fanno cadere tre gocce d’olio, si traccia un segno di croce e si pronuncia una formula segreta, sussurrata da chi “sa levà”.
Se l’olio si apre e si allarga, vuol dire che la ‘mmidia c’è.
Alla fine, l’acqua viene gettata “dove non batte il sole”, per disperdere l’influsso.
Un gesto semplice e antico, dove si incontrano cristianesimo popolare e superstizione contadina.
È il momento in cui il verbo diventa rito, e la parola stessa diventa protezione.
Dall’antica radice weid- alle cucine abruzzesi di oggi, la “‘mmidia” ha attraversato i secoli conservando la sua forza misteriosa:
lo sguardo che può fare male, ma anche la parola che sa guarire.
AbruzzAntica