L’Abruzzo è sempre più sotto i riflettori per l’alta accessibilità al gioco d’azzardo, e questo non è solo un problema di ordine pubblico — è una questione sanitaria: il gioco d’azzardo patologico è una vera e propria dipendenza, simile alla tossicodipendenza.
Secondo studi recenti, quasi la metà degli studenti abruzzesi ha giocato almeno una volta nella vita, e quasi la stessa percentuale lo ha fatto nell’ultimo anno.
Anche tra i minorenni, nonostante i divieti, l’attrazione verso il gioco è forte: scommesse, slot machine, gratta e vinci sono strumenti che “richiamano” emotivamente chi è vulnerabile.
Il Ser.D. di Pescara segnala un fenomeno in crescita: persone che finiscono per dare priorità al gioco su tutto, che vanno in difficoltà economica, che trascurano gli affetti, il lavoro, gli studi. È lo stesso modello della dipendenza da sostanze: craving, perdita di controllo, escalation.
Le istituzioni stanno muovendosi: la Regione Abruzzo ha approvato un piano di prevenzione, si organizzano convegni, progetti nelle scuole, servizi di supporto per chi è già in difficoltà.
Se non si interviene con misure efficaci, limitare l’accesso, aumentare l’informazione, offrire cure e supporto, le conseguenze sociali e personali saranno gravissime, come succede per chi dipende da droga: isolamento, rovina economica, perdita di opportunità.