La Procura della Repubblica di Teramo ha richiesto condanne a un anno e 8 mesi di reclusione e 40.000 euro di multa per dieci ex dirigenti di enti coinvolti nella gestione dell'acqua del Gran Sasso. Le accuse riguardano il pericolo di compromissione o deterioramento delle acque potabili, emerso da un'inchiesta avviata nel 2017 dopo l'interruzione dell'erogazione idrica in 32 comuni del Teramano.
Gli imputati sono: Fernando Ferroni e Stefano Ragazzi dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Raffaele Adinolfi Falcone, Lelio Scopa, Cesare Ramadori e Igino Lai di Strada dei Parchi, e Antonio Forlini, Domenico Giambuzzi, Ezio Napolitani e Maurizio Faragalli di Ruzzo Reti. Secondo i pubblici ministeri, le strutture di captazione e convogliamento dell'acqua destinate all'uso potabile presentavano criticità non risolte, con un isolamento inadeguato tra laboratori e acquedotto. Le responsabilità amministrative degli enti sono state contestate, con richieste di sanzioni pecuniarie per Strada dei Parchi e Ruzzo Reti.
Il processo, iniziato sei anni fa, è stato interrotto più volte, tra cui una lunga pausa dovuta alla pandemia. La prossima udienza è fissata per il 13 ottobre, quando si terranno le arringhe difensive e si attende la sentenza del giudice Claudia Di Valerio.